Archive for the ‘Lessons I have learnt’ Category

The Translator

Saturday, February 13th, 2010

Wandering through words
written on a dictionary
like they’re roads
of a Babel that’s contemporary.

Fishing the right meaning
in the definitions river
then you find her moving
it through the foreign language’s mirror.

She’s a translator, a messenger,
a writer, an interpreter
of hidden meanings inside words
stressing on how much they’re worth.

Of course it’s no game,
you can’t run in the fast lane
it takes a thorough reflection,
to do well this profession.

Learn the words, learn their meanings
learn grammar rules, understand the author’s feelings
do research, completely understand a text
pay attention to the tiniest details and all the rest.

© Ilaria – August 15, 2007.

E tu per cosa traduci?

Sunday, January 17th, 2010

Questo thread della community di ProZ mi ha ispirata a scrivere questo post… diciamo che è una sorta di risposta… si parla del motivo principale per cui si lavora come traduttori (tra l’amore, la passione e i soldi).

Sinceramente, non ci vedo niente di male a leggere frasi come “amo tradurre”, “la traduzione è la mia passione”, ecc… sono la prima ad ammettere che, se non ho passione nel fare una cosa, non la faccio (una lezione che ho imparato nel corso degli anni). Quelle frasi possono anche essere scritte sinceramente. Mi sono anche sentita chiamata in causa da quel topic perché, sul profilo che ho sul mio sito, la prima cosa che ho scritto è proprio una frase simile: “Amo tradurre, e amo aver tradotto”. A parte il fatto che se non amassi tradurre non avrei aperto un sito e non avrei un blog di traduzione (e avrei scelto sicuramente un altro lavoro), in giro per blog ho scoperto che qualcuno ha detto “Odio tradurre, ma amo aver tradotto”, e ho semplicemente adattato la frase facendo in modo che mi rispecchiasse. Questo topic mi ricorda un post del blog La quarta bozza, scritto da Ilaria Katerinov, traduttrice dall’inglese. Anche lei è dello stesso partito, e al suo tempo quel post ha avuto diverse critiche nei commenti.

Sono anche una traduttrice alle prime armi, ma non per questo mi devo “svalutare”. Qualche giorno fa mi è stata proposta la traduzione di un testo tecnico-scientifico di 20 pagine, ho proposto una tariffa ragionevole,  ma non si sono fatti più sentire. Credo che si debba un po’ cambiare mentalità nei confronti della traduzione… è vero che c’è lo studente che s’improvvisa traduttore e chiede 4 euro a cartella per togliersi qualche sfizio (comportamento sbagliato e che, al contrario delle frasi che inneggiano alla passione per la traduzione, quello sì che non è professionale!), ma c’è anche gente che intende lavorare seriamente, perché quello del traduttore è un lavoro a tutti gli effetti. Non bisogna, però, fare di tutta l’erba un fascio e pensare i traduttori alle prime armi come rivali nella professione, disposti anche a farsi pagare pochissimo pur di “rubare” il lavoro agli altri. Ripeto: ci sono traduttori e “traduttori”.

LBT Specials: Consigli ai laureandi

Monday, October 26th, 2009

Avendo studiato Mediazione Linguistica all’Università, ho dovuto scrivere una tesi che trattasse di comunicazione interlinguistica e/o interculturale. Sin dal secondo anno di corso ho pensato a vari argomenti: traduzione assistita da computer (o Computer-Assisted Translation), il lavoro degli interpreti delle istituzioni europee, la preparazione degli interpreti a una conferenza. Arrivata alla sessione estiva del terzo anno, visto che gli argomenti che avevo pensato di trattare erano troppo vasti o generici e non me la sentivo di fare la classica tesi compilativa, ho optato per una tesi di traduzione.

Un consiglio che vorrei dare ai laureandi che magari non hanno idea dell’argomento su cui fare la tesi è questo: prendere spunto dagli argomenti trattati a lezione. Ce n’è stato uno che vi è particolarmente piaciuto? Ne volete approfondire uno e parlarne nella vostra tesi? Tenetelo in considerazione, però dovete rendervi anche conto che deve essere qualcosa che sia alla vostra portata. Ad esempio, non chiedete una tesi di traduzione di alcuni testi sulla fisica nucleare se non siete per niente portati per la fisica, o ad esempio una basata su un testo letterario, quando la vostra passione sono le materie scientifiche e i linguaggi specialistici. Puntate tutto su ciò che sapete fare meglio, tirate fuori il meglio di voi stessi, visto che la Laurea è uno dei momenti più importanti della vita studentesca e dovete dimostrare di aver padroneggiato ciò che avete imparato negli anni di corso. Ad esempio,  per la mia tesi ho tradotto due testi dall’inglese (lingua che padroneggio sicuramente meglio rispetto al francese, nel senso che per me inglese è una lingua “attiva”, mentre francese è solo “passiva”) sugli interpreti che lavorano in televisione (mi affascinava l’argomento; veramente prima avevo l’intenzione di diventare interprete, poi ho cambiato idea quando mi sono iscritta alla specialistica). Uno dei due testi l’ho studiato per un corso di Interpretazione Inglese al secondo anno, quindi ho chiesto alla docente di quel corso (che è stata la mia relatrice) se il libro da cui era tratto aveva dei testi simili. Ho verificato se in effetti era così, e da lì ho preso anche il secondo testo. Ah, se volete fare una tesi di traduzione, dovete trovare un testo/libro/ecc… che non sia stato ancora tradotto in italiano.

Ho cominciato a tradurre a luglio dello scorso anno. Sì, la discussione della tesi era ad aprile, ma avevo anche altri tre esami da sostenere, quindi ho sia studiato per gli esami che preparato la tesi (altrimenti, per sostenere l’esame di Laurea a luglio, avrei dovuto pagare le tasse di un intero anno accademico, cosa che volevo assolutamente evitare, dato che era fattibile che mi laureassi nella sessione straordinaria, ad aprile). Oltre alle traduzioni ho scritto un commento in cui c’era l’analisi traduttologica dei due testi. Ho spiegato perché ho usato certi procedimenti traduttivi, qual era la mia strategia traduttiva (procedimento traduttivo e strategia traduttiva sono due cose diverse), qual era la funzione dei testi, i termini tecnici, le espressioni idiomatiche, quali erano gli elementi e i concetti che ho trovato difficili da tradurre e come poi ho risolto il problema…

OK, passiamo ai testi che vi consiglio per affrontare una tesi di traduzione. Ho trovato ottimo il libro di Peter Newmark, “La traduzione:  problemi e metodi” (Garzanti, 1988) per quanto riguarda i procedimenti traduttivi e questioni tipografiche, ad esempio in che modo va usato il corsivo. Un’altra guida molto utile è “Terminologia della Traduzione” (Hoepli, 2002), che spiega i vari termini usati in traduttologia ed elenca le traduzioni in quattro lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo) dei singoli termini. Un “classico” sulle tesi di Laurea è “Come scrivere una tesi di Laurea” di Umberto Eco (Bompiani, 2001), ma bisogna tenere presente il fatto che ogni Facoltà ha degli standard redazionali per quanto riguarda le tesi di Laurea che possono variare.

Per ora è tutto. Per consigli, domande, ecc… sono a vostra disposizione!

The Melody of Languages

Friday, August 14th, 2009

In un post del suo blog Transtextuel, C. P., traduttrice dall’italiano al francese, ha parlato del fascino che possono suscitare parole di una lingua alle orecchie di coloro che non la parlano come lingua madre (e che ne sono appassionati). Lei narra un episodio in cui le è capitato di ascoltare alcuni parlanti di madrelingua italiana e le sensazioni che ha provato. Questo episodio le ha fornito uno spunto per una riflessione sulle lingue, che affascinano chi decide di impararle sin dal primo momento. Trovo questo suo articolo interessante perché, a parte il fatto che si parla dell’italiano dal punto di vista di un parlante straniero, non posso far altro che concordare ciò che C. P. ha scritto solo che io, essendo di madrelingua italiana, provo le stesse identiche cose con le lingue che studio, specialmente con l’inglese.

Ecco la mia traduzione del post che C. P. ha scritto: “Rêverie d’une traducteuse : la mélodie des langues“.

Fantasticherie di una traduttora: la melodia delle lingue

Alcuni mesi fa mi trovavo in presenza di italiani che conversavano tranquillamente tra loro mentre ero in pausa. Raccoglievo alcuni spezzoni della conversazione. Una ragazza stava raccontando un aneddoto qualunque, quando il mio interesse si spostò dal suo discorso al suo timbro di voce caldo, vibrante, acuto.

Da un secondo all’altro, non so come, mi sono staccata dalle mie conoscenze linguistiche, estasiata dall’ascolto di questa lingua che amo tanto per la sua musica, il suo ritmo, la sua estensione, attraverso quella voce deliziosa. Così, mi sono lasciata cullare dal canto dell’italiano senza afferrarne le parole, esultando per essere tornata a quel piacere fondamentale: il suono della lingua, spogliata dai significati. Ero stupita.

Imparando di più e facendo più pratica, questo si verifica più raramente. Potrei distaccarmi dall’inglese fino a dimenticarne il senso? Non so come il francese risuoni alle orecchie degli stranieri, probabilmente non lo saprò mai, questa mia curiosità resterà insoddisfatta. A volte questo piccolo rammarico s’insinua nella mia mente, quando le risorse multimediali, le chiacchiere con dei conoscenti o le voci che sento per strada danno questa gioia ai miei timpani: il fascino che risiede nella melodia delle parole incomprese.

Anche altri traduttori hanno queste fantasie?

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Questo, invece, il mio commento al suo post (tradotto in italiano):

“Sono talmente abituata al suono della mia lingua madre che sono molto contenta quando ho l’occasione di sentire qualcuno parlare una lingua diversa dalla mia (e alla TV o alla radio non è la stessa cosa)! Talvolta sono tentata a partecipare alla conversazione, ma non lo faccio spesso… dipende dalla situazione.

Quando ho cominciato a studiare l’inglese, pensavo che le parole inglesi avessero un certo fascino. Avevo voglia di imparare più parole possibile e amavo leggere i dialoghi che erano sul mio libro! Ero talmente curiosa che tentavo di leggere anche i dialoghi che non avevo ancora studiato”.

To become or not to become an interpreter?

Thursday, May 14th, 2009

I want to study and get my MA in Translation.
You read right.
Not Interpreting, t r a n s l a t i o n .
The interpreter’s job still fascinates me, though. Whenever I see photos of interpreters behind the booth’s glass I think “Wow!” and start daydreaming… but I realized that I feel more confident when it comes to translating written texts.
I just wanted to write this, I don’t have much inspiration to write a detailed post today.

EDITED on 05/18/2009

I still want to become an interpreter.
I eventually decided to try both the entrance tests: the one for the Translation MA course and the one for the Interpreting MA course, just to have two possibilities.
At least I will have said I gave the Interpreting one a try.
Sometimes I get discouraged because I’m afraid of not being able to deal with a fast speaker while doing simultaneous interpreting, but I realized that there are techniques that are taught during the Interpreting MA course. I never really did simultaneous interpreting, I actually gave it a try on my own, but I’ve just started. I have a degree in Translation and Interpreting, but liaison interpreting (which I studied) and conference interpreting are different. I still have a lot to learn and, for the moment, I do simultaneous interpreting practice with speeches which aren’t fast. :)
Maybe Interpreting is the course for me… or maybe it is Translation… but only the future will decide which one is better for me.
I won’t change my mind anymore.

You really learn something while translating!

Thursday, April 2nd, 2009

I’m back! I know, I haven’t posted in here for almost 3 weeks, but I have been busy with my studies.

I graduated in Translation and Liaison Interpreting!

I wrote a translation thesis (from English into Italian) about interpreters working on television. I translated two texts and wrote a comment, in which I explained the translation methods and the strategy I used. There were also references to technical terms, words used in a particular sense, idiomatic expressions and the typology of the texts I translated (not in that order!). It took me about 6 months to finish my thesis (I also had to study for the last 3 exams), but I enjoyed this experience from the very first moment, because I considered it as an opportunity to learn something new, and to start putting what I have learnt in the last 3 years into practice. I felt like I was translating a book! It was a very enriching experience, because it wasn’t just another translation exercise this time, but an opportunity to “take a closer look” at how a translator actually works. In addition, even if it may sound banal, I learnt words, concepts, expressions and idioms I had never heard before (I actually am a fan of idiomatic expressions and proverbs in any language).

Some lessons I have learnt:

  • learning how to proofread a translation well is very important. I think that proofreading is a task that should be done very thoroughly.
  • sometimes you might think that a translation is never really finished, because you happen to think about ways in which you might improve it (for example, you realize that “y” sounds better than “x” in that context)  everytime you (proof)read it… but at a certain point you also have to realize you have come to a possible final version of the text.
  • I discovered a domain I would like to specialize in.
  • For technical terms, it is better to use parallel texts or online glossaries than to use a dictionary, because you might not find them there. Thank God for the Internet! It is a very precious resource for translators/interpreters.

By the way, even if I’ve been writing in English more, I’ll keep this site bilingual, but I won’t be adding an Italian translation to every single post I will write from now on.

Comunque. anche se ultimamente sto scrivendo di più in inglese, continuerò a usare due lingue in questo sito, ma d’ora in poi non aggiungerò la traduzione in italiano a ciascun post che scriverò.