Archive for the ‘ Post in italiano ’ Category

Alice è una ragazza di quasi venticinque anni, una sognatrice sempre determinata a raggiungere i suoi obiettivi che non si arrende di fronte a nulla. Era così sin da bambina. Ha sempre sognato di fare diverse cose: la ballerina, la hostess, l’interprete, la traduttrice! Era sempre stata portata per le lingue: dopo aver studiato francese e inglese alle scuole medie, ha deciso di studiare al liceo linguistico, dove ha imparato anche il russo, la lingua in cui riusciva meglio in assoluto. Ogni giorno, dopo aver fatto i compiti per casa nella biblioteca della scuola con le sue compagne, ritornava a casa, e saliva su, in mansarda, dove c’era una stanza, piena di libri e dizionari, ma anche una scrivania, un computer e un letto. Non era la sua cameretta, ma il suo rifugio. È lì che andava ogni volta che voleva riflettere sulle parole, il loro senso, il loro suono, le loro combinazioni… e lì lo poteva fare senza distrazioni. Si sdraiava sul letto, con un romanzo in lingua preso a caso dalla libreria, che leggeva attentamente, e poi traduceva, nel miglior modo che poteva. È stato lì, un giorno di sette anni fa, che ha capito qual era la sua vera strada, la migliore che potesse seguire. Il suo sogno sulle punte si era in qualche modo realizzato. Sin da quando era bambina, frequenta una scuola di danza classica e moderna, e si è esibita nel corso di diversi saggi… però ha capito che il mondo dello spettacolo non è tutto rose e fiori. C’è moltissima competizione per essere scelta ai provini, come prima ballerina di un gruppo di ballo, o semplicemente per entrare a farne parte. Una competizione molto agguerrita. Poi, quanto può durare la carriera di una ballerina? Il tempo di uno show o due. Per cosa è famosa, al giorno d’oggi, una ballerina, una valletta? È famosa solo per essere famosa, o perché si veste in un certo modo, o perché è fidanzata col signor Tal dei Tali che è anche lui un personaggio famoso, un VIP… perché finisce su un giornale di gossip, sorpresa a fare questa cosa o un’altra?  Comunque sia, Alice era troppo timida per ballare in TV. Non voleva mostrarsi vestita in un certo modo, come si vestono le vallette, davanti a tutti. Odiava ciò che definiva i “vestiti da cubista”… e le vallette/ballerine/veline si vestono come cubiste. Poi, anche se amava ballare, odiava andare in discoteca; e pensare che, una notevole percentuale di “stacchetti” in TV, utilizza musica dance commerciale, che Alice odia. Ora lei continua ad andare a scuola di danza, anche se ha poco tempo libero per farlo, troppo presa dal lavoro. A diciannove anni, appena diplomata con il massimo dei voti, per pagare qualche tassa universitaria, ha deciso di fare la hostess, per tre mesi. Intanto, nelle pause, studiava, dato che a settembre aveva l’esame di ammissione alla SSLiMIT (Scuola Superiore Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori), e non voleva fallire la sua missione per nulla al mondo. Il lavoro dell’hostess le piaceva, le permetteva di viaggiare molto, ma ne è rimasta un po’ delusa, perché credeva di poter conoscere nuovi posti; invece, il massimo che si riesce a vedere facendo questo lavoro, è un aeroporto. Alice conosceva come le sue tasche gli aeroporti di Malpensa e Charles De Gaulle, quelli della tratta su cui lavorava più spesso: Milano – Parigi. Andava a Parigi, senza vedere la città, e poi ritornava a Milano. Settembre arrivò, e lei era a Trieste, una delle migliori scuole del settore, alle prese con il test d’ammissione; non particolarmente difficile per lei, che veniva da un liceo linguistico, ma ha dovuto allenarsi con la linguistica e la cultura generale. Dopo qualche settimana, ha saputo di essere stata ammessa, e lei quasi non riusciva a crederci! I tre anni della laurea di primo livello passarono in fretta ma, alle soglie della laurea, pensando alle due possibili carriere da sogno che le erano rimaste sulla sua pseudo-lista dei sogni, le venne un dubbio: laurea specialistica in traduzione letteraria, o in interpretariato di conferenza? Ripensò a quanti brani letterari aveva tradotto, cercando accuratamente le definizioni sul dizionario e scegliendo quella più adeguata al contesto, inserendo ogni singola parola sul software di traduzione assistita; alle sue prime esperienze lavorative, lo stage in agenzia, la pagina che aveva aperto su siti come Proz; le decine di vocabolari che possedeva, acquistati in preda ad una passione sconfinata per le parole, i glossari che si costruiva; quando sognava di avere un ufficio tutto per sé, nel suo rifugio. Sì, era che le veniva l’ispirazione. Quando non aveva nulla da studiare, si chiudeva lì a tradurre dalla mattina alla sera. Amava tradurre. Lo ha sempre amato… e, dopo quel flashback, ha deciso: traduzione letteraria. Alice ha ripensato a tutto questo, mentre fissava lo schermo del suo computer, riposandosi un po’. Inutile dire che, fino a qualche minuto fa, Alice la traduttrice stava facendo il suo lavoro. Non è cambiata rispetto a sette anni fa, ha la stessa mentalità. Ha già tradotto un libro, che sta per essere mandato in stampa, scritto da un autore di fama mondiale. Mentre si sta occupando di un altro libro, aspetta impazientemente il giorno in cui la sua opera prima uscirà in tutte le librerie, quando tutti potranno provare le stesse emozioni che ha provato lei stessa leggendo e rileggendo quel testo, interpretandolo. Alice diede un’occhiata all’orologio, e decise che la sua pausa era finita.

She has been walking down memory lane…

Le regole del buon revisore

February 15, 2010 3:04 pm | No Comments

Spesso capita che i traduttori facciano dei lavori di revisione, un’attività che si distingue dalla redazione per il fatto che è fatta confrontando la lingua di partenza e quella d’arrivo, mentre la redazione, che ovviamente viene fatta dopo, viene fatta tenendo in considerazione solo le norme della lingua d’arrivo.

Brian Mossop, in Revising and editing for translators (St Jerome Publishing, 2001), ha stilato una lista di “regole” a cui un buon revisore si dovrebbe attenere.

  1. Se ci sono molti errori, forse il testo è da ritradurre.
  2. Se non ci capisce cosa sta dicendo la traduzione senza rileggere o senza consultare l’originale, è il caso di apportare delle correzioni.
  3. Chiedersi non tanto se una frase “possa”, ma se “debba” essere migliorata. I cambiamenti vanno effettuati a seconda del fruitore della traduzione.
  4. Fare piccoli cambiamenti invece di riscrivere.
  5. Ridurre al minimo l’introduzione di errori se rimangono dubbi sui cambiamenti da apportare.
  6. Ottimizzare il tempo di revisione con una lettura monolingua, a meno che la probabilità di errori di traduzione sia tale da giustificare un lavoro con testo a fronte.
  7. Nel fare una correzione linguistica o un miglioramento stilistico, accertarsi di non aver introdotto un errore di traduzione.
  8. Se introducete un cambiamento controllate che il testo non richieda poi altre modifiche nelle frasi vicine (creazione di cacofonie, ripetizioni).
  9. Attenzione ai macroerrori (non “fissarsi” sul lavoro di pulizia dei singoli errori, sentire se la traduzione “funziona” complessivamente per quanto riguarda tono, stile, ritmo).
  10. Nel controllare la forma, attenzione a non farsi sfuggire errori di significato, controsensi, contraddizioni e viceversa.
  11. Controllare i numeri oltre che le parole.
  12. Sfruttare al massimo la capacità di vedere il testo come il lettore lo vede per la prima volta.
  13. Raggiungere un equilibrio tra accuratezza e grado di leggibilità.
  14. In ultima analisi, dare la precedenza alle necessità del lettore piuttosto che a quelle del committente.
  15. Attenzione ai refusi nella prima pagina.
  16. Fare sempre cambiamenti giustificabili.
  17. Non imporre agli altri il proprio approccio alla traduzione.
  18. Non imporre agli altri le proprie idiosincrasie linguistiche.
  19. Committente e lettore devono beneficiare al massimo della traduzione, verificare che ogni modifica scritta a mano sia stata inserita su file prima di inviare il lavoro di revisione finito.
  20. Se non riesce a risolvere un problema è bene segnalarlo al committente.

E tu per cosa traduci?

January 17, 2010 5:04 pm | No Comments

Questo thread della community di ProZ mi ha ispirata a scrivere questo post… diciamo che è una sorta di risposta… si parla del motivo principale per cui si lavora come traduttori (tra l’amore, la passione e i soldi).

Sinceramente, non ci vedo niente di male a leggere frasi come “amo tradurre”, “la traduzione è la mia passione”, ecc… sono la prima ad ammettere che, se non ho passione nel fare una cosa, non la faccio (una lezione che ho imparato nel corso degli anni). Quelle frasi possono anche essere scritte sinceramente. Mi sono anche sentita chiamata in causa da quel topic perché, sul profilo che ho sul mio sito, la prima cosa che ho scritto è proprio una frase simile: “Amo tradurre, e amo aver tradotto”. A parte il fatto che se non amassi tradurre non avrei aperto un sito e non avrei un blog di traduzione (e avrei scelto sicuramente un altro lavoro), in giro per blog ho scoperto che qualcuno ha detto “Odio tradurre, ma amo aver tradotto”, e ho semplicemente adattato la frase facendo in modo che mi rispecchiasse. Questo topic mi ricorda un post del blog La quarta bozza, scritto da Ilaria Katerinov, traduttrice dall’inglese. Anche lei è dello stesso partito, e al suo tempo quel post ha avuto diverse critiche nei commenti.

Sono anche una traduttrice alle prime armi, ma non per questo mi devo “svalutare”. Qualche giorno fa mi è stata proposta la traduzione di un testo tecnico-scientifico di 20 pagine, ho proposto una tariffa ragionevole,  ma non si sono fatti più sentire. Credo che si debba un po’ cambiare mentalità nei confronti della traduzione… è vero che c’è lo studente che s’improvvisa traduttore e chiede 4 euro a cartella per togliersi qualche sfizio (comportamento sbagliato e che, al contrario delle frasi che inneggiano alla passione per la traduzione, quello sì che non è professionale!), ma c’è anche gente che intende lavorare seriamente, perché quello del traduttore è un lavoro a tutti gli effetti. Non bisogna, però, fare di tutta l’erba un fascio e pensare i traduttori alle prime armi come rivali nella professione, disposti anche a farsi pagare pochissimo pur di “rubare” il lavoro agli altri. Ripeto: ci sono traduttori e “traduttori”.

Strategie di ricerca su Google

December 5, 2009 2:54 pm | 3 Comments

Prima di tutto, vorrei ringraziare il Prof. Franco Bertaccini e la Dott.ssa Claudia Lecci per avermi illustrato queste tecniche di ricerca durante una lezione di Metodi e Tecnologie per la Traduzione. Approfitto di questo post anche per inserire il link del portale italiano di terminologia, curato dalla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Bologna (SSLMIT). C’è anche una pagina contenente molte risorse per traduttori e terminologi, it’s worth visiting, come si direbbe in inglese! Vale la pena visitarla!

Per una ricerca su Google più accurata si possono usare alcuni “operatori” e “metacaratteri” (questi danno indicazioni al motore di ricerca):

  • define:termine

Per cercare la definizione di un termine, o anche il significato di un acronimo. Come risultato, vengono fornite una o più definizioni del termine accompagnate dal/i link di riferimento. Può anche capitare di ottenere delle parole correlate che appaiono nella stessa pagina (ad esempio: se cerchiamo la parola inglese travel, possiamo ottenere travel time, travel documents, ecc…).

  • what’s termine

What’s è un metacarattere, cioè un carattere che, inserito all’interno di una stringa, non rappresenta se stesso, ma un insieme di caratteri o sequenze di caratteri.  Si usa allo stesso modo di define:, quindi serve per cercare definizioni. L’unica differenza è che, inserendo what’s, appare un elenco di pagine in cui è presente il termine (invece che un semplice elenco di definizioni).

  • termine glossary

Per cercare un glossario in cui è presente il termine cercato o il suo significato (es. music glossary). Nel campo di ricerca di Google si possono anche immettere traduzioni del termine glossary nelle varie lingue, precedute dal termine nella stessa lingua.

  • intitle:termine

Trova pagine con il termine nel titolo.

  • allintitle:termini

Funziona come intitle:, ma con più termini (es. allintitle:cani da caccia).

  • inurl:termine

Trova pagine con il termine nell’URL, cioè l’indirizzo (molto utile nel caso di temi specifici, es. inurl:finanza).

  • allinurl:termini

Funziona allo stesso modo di inurl:, ma con più termini (es. allinurl:terminologia traduzione assistita).

  • intext:termine

Trova pagine che contengono nel testo la parola chiave specificata.

  • allintext:termini

Funziona allo stesso modo di intext:, ma con più termini (es. allintext:learning by translating).

  • link:indirizzo

Trova tutte le pagine che contengono collegamenti all’indirizzo specificato (es. link:www.ilaria-translations.com).

  • inanchor:termine

Trova tutte le pagine che contengono almeno un link con il termine al suo interno (nel testo cliccabile del link).

  • allinanchor:termini

Come sopra, ma con più termini.

  • termine site:net / site:com / site: it

Restringe la ricerca del termine ai siti con dominio .net/.com/.it (es. libri site:it).

  • site:indirizzo

Trova tutte le pagine del sito indicato (es. site:www.ilaria-translations.com).

  • termine site:indirizzo

Trova solo le pagine con il termine indicato all’interno del sito specificato.

  • cache:indirizzo

Trova una pagina che Google ha indicizzato nella propria cache. Utile quando delle pagine non sono più online.

  • termine filetype:estensione di fileext:estensione di file

Trova file con una determinata estensione (es. *.doc, *.pdf, *.ppt, ecc…) che contegono il termine specificato (es. glossario astronomia filetype:pdf per cercare qualsiasi file in formato .pdf che contengono “glossario astronomia” nel titolo).

  • related:indirizzo

Trova pagine simili o affini al sito specificato (è come cliccare su “pagine simili” in Google).

  • info:indirizzo

Per ottenere ulteriori informazioni su un URL specificato (e i suoi link).

  • i due puntini (..)

Permettono di effettuare la ricerca di un range numerico (es. “glossary 100..200″ per cercare glossari che comprendono da 100 a 200 termini).

N.B.: utilizzare sempre la versione di Google della lingua del termine da cercare!

Prima di tutto, ho cambiato layout al sito, sperando che questo sia un po’ più user-friendly dell’altro (sicuramente mi mancherà!). Il layout precedente aveva una pecca: mostrava solo l’ultimo post in home page. A parte quello, ogni volta che postavo dovevo per forza caricare un’immagine con il logo, altrimenti usciva quella predefinita del tema (che non c’entrava niente con Ilaria-Translations.com). Forse avrei dovuto ricaricare il tema/layout, ma non fa niente… questo che c’è adesso mi piace ugualmente (e c’è anche l’icona per Twitter, l’uccellino blu in alto a destra).

Ieri 13 novembre, alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Bologna, c’è stata una giornata di studio, “La traduzione alla Commissione Europea e alla Corte di Giustizia”. Noi studenti della Laurea Magistrale in Traduzione Specializzata abbiamo incontrato due traduttori che lavorano (appunto) alla Commissione Europea: Paola Rizzotto e Italo Rubino. Non solo abbiamo avuto modo di sentirli parlare del loro lavoro durante questa giornata di studio, ma Paola Rizzotto ha anche preso parte ad alcune lezioni (per lo più del secondo anno).

La DGT (Direction Générale de la Traduction) è una sorta di Ministero della Traduzione. Qual è il suo scopo? Permettere ai cittadini dell’Unione di comunicare con le istituzioni senza che imparino un’altra lingua, ma anche fare in modo che le informazioni, le direttive e così via siano facilmente accessibili ai cittadini europei.

I traduttori della DGT lavorano, a seconda della loro lingua madre, a Bruxelles o a Lussemburgo (per esempio, per quanto riguarda l’italiano, ci sono due sezioni a Bruxelles e una a Lussemburgo; ma ci sono anche alcune sezioni che sono interamente a Bruxelles, come quelle delle lingue degli ultimi Paesi entrati nell’Unione). Il 74% lavora all’interno delle istituzioni, il 26% da freelance. Per svolgere il loro lavoro, i traduttori interni hanno diritto ad accedere a risorse interne per la documentazione e la formazione, come Quest Metasearch ed EURAMIS, che permettono di effettuare delle ricerche terminologiche su testi paralleli inserendo il settore d’appartenenza del termine, la lingua di partenza e quella d’arrivo. Il CAT Tool usato per le traduzioni è SDL TRADOS e, inoltre, delle macro per Word create appositamente per velocizzare il lavoro permettono di consultare testi paralleli, creare memorie di traduzione, allineare testi, ecc…

Passiamo alle lingue. In media, un traduttore della DGT lavora con 4 lingue, e il minimo richiesto è 2. Si traduce verso la propria lingua madre. Gran parte dei testi da tradurre è in inglese, quindi non lo si deve trascurare, ma conoscerlo bene, perché è indispensabile. La prima lingua di partenza deve essere inglese, francese o tedesco; la seconda deve essere tra le altre 22 lingue ufficiali dell’UE. Una lingua di uno dei nuovi Paesi dell’UE, poi, dà sempre una chance in più.

Quali sono le competenze che i traduttori devono avere (secondo me, possono valere anche se non si lavora per la DGT)?

  • Competenza linguistica e tematica. La conoscenza delle lingue non basta, bisogna specializzarsi.
  • Capacità di gestione.
  • Competenze informatiche e redazionali.
  • Adattabilità a condizioni di lavoro difficili. Ad esempio,  specialmente se ha molto lavoro da sbrigare, un traduttore deve dimenticare il classico orario di lavoro 9 to 5, ha sempre delle scadenze da rispettare e spesso è costretto a lavorare anche di sera.
  • Anticipazione.
  • Spirito imprenditoriale. Questo vale specialmente per i freelance, perché you are your own boss, sei tu il tuo capo. Devi gestire i rapporti con i clienti, vedere se riesci ad arrivare a fine mese, ecc…

Per quanto riguarda i tirocini, sono retribuiti (1003 € al mese), e la durata massima è di 5 mesi (non rinnovabili). Ci sono due sessioni (da marzo a luglio e da ottobre a febbraio) e, per fare domanda, occorre compilare un formulario online: per la prima sessione, da giugno a settembre dell’anno precedente; per la seconda, da dicembre a marzo dello stesso anno. Occorrono almeno una Laurea triennale,  due lingue di partenza (obbligatoriamente, una tra ENG-FRA-DEU) ed essere cittadini di uno Stato membro dell’UE.

Purtroppo non ho potuto seguire la seconda parte della giornata, sulla Corte di Giustizia.

Dalla prefazione de “Il compagno segreto” di Joseph Conrad. Brano molto bello.

Ho sempre pensato che tradurre vuol dire mettere il naso nei segreti di cucina di uno scrittore. Niente rimane sconosciuto dell’arte della composizione in quella pratica del tagliare e cucire, dell’aprire e chiudere, del sezionare e del riunire che è la traduzione.
Sono felice di aver tradotto questo bellissimo romanzo breve di Conrad. Ci ho messo parecchi mesi, portandomelo dietro, anche in viaggio. Mi è successo di tradurre in treno, in aereo, in stanze d’albergo, il squadernino blu notte appoggiato sulle ginocchia, il vocabolarietto tascabile da una parte, il testo dall’altra. The secret sharer mi ha tenuto compagnia, mi ha fatto riflettere in solitudine, e ripetutamente, sulle questioni del linguaggio. Ho cercato traducendolo, di inseguire i pensieri serpentini, morbidi e sinuosi della scrittura conradiana. Ho cercato di ricostruire (certamente non riuscendoci che in parte) la cantabilità del suo scrivere. Chiedendomi anche come nasca questa liquidità del testo: solo dal modo, che si ripete pagina dopo pagina, di costruire le frasi, scegliere gli aggettivi, impostare il ritmo della narrazione, o anche dal legame inspiegabile e misterioso che si crea fra l’autore e il lettore? Certamente si tratta di un lavoro molto vicino alla costruzione di una partitura musicale. Ma la musica non si traduce, mentre chi si accinge a trasferire il testo da una lingua all’altra si trova ad affrontare quella difficile divisione tra fonema e semantema che in ogni lingua propone nuovi inganni, nuovi enigmi.»
Spesso si tratta di un’attività frustrante, che richiede spirito di abnegazione, tanta pazienza e uno stato di innamoramento solitario. Escludo che si possa tradurre fuori dall’incantesimo dell’amore. Certo, c’è anche chi lo fa tutti i giorni, meccanicamente, ma l’aridità di una traduzione non amata traspare sempre, per quanto la si camuffi.
Se ho un rimpianto a questo punto della mia vita è di non aver tradotto di più. Si impara tanto nel seguire le tracce, passo passo, di una scrittura diversa dalla propria. Fra l’altro, l’arte del tradurre si confà, per ragioni storiche, alle donne. Non a caso la maggioranza dei traduttori nel mondo sono traduttrici: persone che si prodigano maternamente, per un prezzo sempre troppo basso, a trasferire da una lingua all’altra, da un mondo immaginario all’altro, come da una culla all’altra, la propria creatura, sempre attente che il “bambino” sia ben nutrito, ben lavato e ben coperto. Lo stesso gesto fisico del chinarsi a lungo, con emozione, sulla pagina, non lasciandosi sfuggire neanche un piccolo segreto del testo, sempre pronti a coglierne le necessità più minuziose, non ha caratteristiche prima di tutto materne?

(grassetti miei)


Avendo studiato Mediazione Linguistica all’Università, ho dovuto scrivere una tesi che trattasse di comunicazione interlinguistica e/o interculturale. Sin dal secondo anno di corso ho pensato a vari argomenti: traduzione assistita da computer (o Computer-Assisted Translation), il lavoro degli interpreti delle istituzioni europee, la preparazione degli interpreti a una conferenza. Arrivata alla sessione estiva del terzo anno, visto che gli argomenti che avevo pensato di trattare erano troppo vasti o generici e non me la sentivo di fare la classica tesi compilativa, ho optato per una tesi di traduzione.

Un consiglio che vorrei dare ai laureandi che magari non hanno idea dell’argomento su cui fare la tesi è questo: prendere spunto dagli argomenti trattati a lezione. Ce n’è stato uno che vi è particolarmente piaciuto? Ne volete approfondire uno e parlarne nella vostra tesi? Tenetelo in considerazione, però dovete rendervi anche conto che deve essere qualcosa che sia alla vostra portata. Ad esempio, non chiedete una tesi di traduzione di alcuni testi sulla fisica nucleare se non siete per niente portati per la fisica, o ad esempio una basata su un testo letterario, quando la vostra passione sono le materie scientifiche e i linguaggi specialistici. Puntate tutto su ciò che sapete fare meglio, tirate fuori il meglio di voi stessi, visto che la Laurea è uno dei momenti più importanti della vita studentesca e dovete dimostrare di aver padroneggiato ciò che avete imparato negli anni di corso. Ad esempio,  per la mia tesi ho tradotto due testi dall’inglese (lingua che padroneggio sicuramente meglio rispetto al francese, nel senso che per me inglese è una lingua “attiva”, mentre francese è solo “passiva”) sugli interpreti che lavorano in televisione (mi affascinava l’argomento; veramente prima avevo l’intenzione di diventare interprete, poi ho cambiato idea quando mi sono iscritta alla specialistica). Uno dei due testi l’ho studiato per un corso di Interpretazione Inglese al secondo anno, quindi ho chiesto alla docente di quel corso (che è stata la mia relatrice) se il libro da cui era tratto aveva dei testi simili. Ho verificato se in effetti era così, e da lì ho preso anche il secondo testo. Ah, se volete fare una tesi di traduzione, dovete trovare un testo/libro/ecc… che non sia stato ancora tradotto in italiano.

Ho cominciato a tradurre a luglio dello scorso anno. Sì, la discussione della tesi era ad aprile, ma avevo anche altri tre esami da sostenere, quindi ho sia studiato per gli esami che preparato la tesi (altrimenti, per sostenere l’esame di Laurea a luglio, avrei dovuto pagare le tasse di un intero anno accademico, cosa che volevo assolutamente evitare, dato che era fattibile che mi laureassi nella sessione straordinaria, ad aprile). Oltre alle traduzioni ho scritto un commento in cui c’era l’analisi traduttologica dei due testi. Ho spiegato perché ho usato certi procedimenti traduttivi, qual era la mia strategia traduttiva (procedimento traduttivo e strategia traduttiva sono due cose diverse), qual era la funzione dei testi, i termini tecnici, le espressioni idiomatiche, quali erano gli elementi e i concetti che ho trovato difficili da tradurre e come poi ho risolto il problema…

OK, passiamo ai testi che vi consiglio per affrontare una tesi di traduzione. Ho trovato ottimo il libro di Peter Newmark, “La traduzione:  problemi e metodi” (Garzanti, 1988) per quanto riguarda i procedimenti traduttivi e questioni tipografiche, ad esempio in che modo va usato il corsivo. Un’altra guida molto utile è “Terminologia della Traduzione” (Hoepli, 2002), che spiega i vari termini usati in traduttologia ed elenca le traduzioni in quattro lingue (inglese, francese, tedesco e spagnolo) dei singoli termini. Un “classico” sulle tesi di Laurea è “Come scrivere una tesi di Laurea” di Umberto Eco (Bompiani, 2001), ma bisogna tenere presente il fatto che ogni Facoltà ha degli standard redazionali per quanto riguarda le tesi di Laurea che possono variare.

Per ora è tutto. Per consigli, domande, ecc… sono a vostra disposizione!

The Melody of Languages

August 14, 2009 1:13 pm | 5 Comments

In un post del suo blog Transtextuel, C. P., traduttrice dall’italiano al francese, ha parlato del fascino che possono suscitare parole di una lingua alle orecchie di coloro che non la parlano come lingua madre (e che ne sono appassionati). Lei narra un episodio in cui le è capitato di ascoltare alcuni parlanti di madrelingua italiana e le sensazioni che ha provato. Questo episodio le ha fornito uno spunto per una riflessione sulle lingue, che affascinano chi decide di impararle sin dal primo momento. Trovo questo suo articolo interessante perché, a parte il fatto che si parla dell’italiano dal punto di vista di un parlante straniero, non posso far altro che concordare ciò che C. P. ha scritto solo che io, essendo di madrelingua italiana, provo le stesse identiche cose con le lingue che studio, specialmente con l’inglese.

Ecco la mia traduzione del post che C. P. ha scritto: “Rêverie d’une traducteuse : la mélodie des langues“.

Fantasticherie di una traduttora: la melodia delle lingue

Alcuni mesi fa mi trovavo in presenza di italiani che conversavano tranquillamente tra loro mentre ero in pausa. Raccoglievo alcuni spezzoni della conversazione. Una ragazza stava raccontando un aneddoto qualunque, quando il mio interesse si spostò dal suo discorso al suo timbro di voce caldo, vibrante, acuto.

Da un secondo all’altro, non so come, mi sono staccata dalle mie conoscenze linguistiche, estasiata dall’ascolto di questa lingua che amo tanto per la sua musica, il suo ritmo, la sua estensione, attraverso quella voce deliziosa. Così, mi sono lasciata cullare dal canto dell’italiano senza afferrarne le parole, esultando per essere tornata a quel piacere fondamentale: il suono della lingua, spogliata dai significati. Ero stupita.

Imparando di più e facendo più pratica, questo si verifica più raramente. Potrei distaccarmi dall’inglese fino a dimenticarne il senso? Non so come il francese risuoni alle orecchie degli stranieri, probabilmente non lo saprò mai, questa mia curiosità resterà insoddisfatta. A volte questo piccolo rammarico s’insinua nella mia mente, quando le risorse multimediali, le chiacchiere con dei conoscenti o le voci che sento per strada danno questa gioia ai miei timpani: il fascino che risiede nella melodia delle parole incomprese.

Anche altri traduttori hanno queste fantasie?

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Questo, invece, il mio commento al suo post (tradotto in italiano):

“Sono talmente abituata al suono della mia lingua madre che sono molto contenta quando ho l’occasione di sentire qualcuno parlare una lingua diversa dalla mia (e alla TV o alla radio non è la stessa cosa)! Talvolta sono tentata a partecipare alla conversazione, ma non lo faccio spesso… dipende dalla situazione.

Quando ho cominciato a studiare l’inglese, pensavo che le parole inglesi avessero un certo fascino. Avevo voglia di imparare più parole possibile e amavo leggere i dialoghi che erano sul mio libro! Ero talmente curiosa che tentavo di leggere anche i dialoghi che non avevo ancora studiato”.

Ecco una bibliografia contenente riferimenti a libri e pagine web sull’interpretazione televisiva, argomento della mia tesi di Laurea triennale dal titolo “Gli interpreti del piccolo schermo: On-screen Intercultural Mediation”.

  • CHIARO, D., “Linguistic mediation on Italian television: When the interpreter is not an interpreter: a case study”, in GARZONE, G. – VIEZZI, M. (a cura di), Interpreting in the 21st Century. Challenges and opportunities. Selected papers from the 1st Forlì Conference on Interpreting Studies, 9-11 November 2000, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins Publishing Company (Benjamins Translation Library, 43), 2002, pagg. 215-225.
  • GAMBIER, Y., GOTTLIEB, H. (a cura di), (Multi) Media Translation: Concepts, Practices, and Research, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins Publishing Company, 2001.
  • KALINA, S., “‘Microphone off’ – Application of the process model of interpreting to the classroom”, in Kalbotyra, 57 (3), 2007, pag. 116.
  • KATAN, D., STRANIERO SERGIO, F., “Look Who’s Talking. The Ethics of Entertainment and Talkshow Interpreting”, in The Translator, Manchester, St. Jerome Publishing, 7, 2, 2001, pagg. 213-237.
  • KURZ, I., “Physiological stress responses during media and conference interpreting”, in GARZONE, G. – VIEZZI, M. (a cura di), Interpreting in the 21st Century. Challenges and opportunities. Selected papers from the 1st Forlì Conference on Interpreting Studies, 9-11 November 2000, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins Publishing Company (Benjamins Translation Library, 43), 2002, pagg. 195-202.
  • KURZ, I., BROS-BRANN, E., L’interprétation en direct pour la télévision, in GAMBIER, Y. (a cura di), Les transferts linguistiques dans les médias audiovisuels, Presses Universitaires du Septentrion (attualmente in fase di ristampa).
  • MACK, G., “L’interpretazione in tv: vecchie e nuove ipotesi di ricerca”, Relazione presentata al Congresso di fondazione dell’Associazione italiana di linguistica applicata AITLA, Pisa, 22 e 23.10.1999 (http://home.sslmit.unibo.it/~aitla/pisa/mack.htm).
  • MACK, G., “New perspectives and challenges for interpretation: The example of television”, in GARZONE, G. – VIEZZI, M. (a cura di), Interpreting in the 21st Century. Challenges and opportunities. Selected papers from the 1st Forlì Conference on Interpreting Studies, 9-11 November 2000, Amsterdam/Philadelphia, John Benjamins Publishing Company (Benjamins Translation Library, 43), 2002, pagg. 203-213.
  • RICCARDI, A., Dalla traduzione all’interpretazione. Studi di interpretazione simultanea, LED, 2003.
  • STRANIERO SERGIO, F., “I (Paolo) Limiti dell’interpretazione, ovvero i mediatori antagonisti del testo televisivo”, Relazione presentata al Congresso di fondazione dell’Associazione italiana di linguistica applicata AITLA, Pisa, 22 e 23.10.1999 (http://home.sslmit.unibo.it/~aitla/pisa/straniero.htm).
  • STRANIERO SERGIO, F., Talkshow Interpreting. La mediazione linguistica nella conversazione spettacolo, Trieste, EUT – Edizioni Università di Trieste, 2007.

Un post in italiano, stavolta

May 26, 2009 11:03 pm | 3 Comments

[...] Auslander a trentaquattro anni non aveva seri rimpianti riguardo alla sua vita. Malgrado tutti i suoi piccoli errori di calcolo, tutti i momentanei errori di giudizio che erano valsi unicamente a dimostrarle che le conveniva seguire i propri istinti, non c’era nulla che avesse infine realmente sconvolto il saldo equilibrio che aveva raggiunto. Abitava lo stesso appartamento nel Greenwich Village da una dozzina d’anni; aveva alcuni amici di cui si fidava e che non esigevano troppo da lei, né come tempo né dal punto di vista emotivo; il suo lavoro era un lavoro che le piaceva e nel quale eccelleva. Il lavoro in particolar modo era una vera fonte di piacere per lei; eppure non era il lavoro che si era prefissa di fare. Aveva cominciato come poeta, e non pensava di essere stata un cattivo poeta. Già allora riusciva a distinguere tra i veri poeti e quelli che giocavano a fare il poeta per il loro proprio divertimento. La poesia come autoanalisi o come catarsi non faceva per lei – non le bastava – e sapendo che non sarebbe mai stata uno dei pochi veri poeti, aveva rinunciato senza troppo dolore.
La decisione di affermarsi come traduttrice delle opere di altri e più bravi poeti era stata presa quasi a sua insaputa: aveva scoperto che stava andando in quella direzione da anni, quasi intenzionalmente. Fin dalla quinta elementare aveva scoperto di avere molta facilità con le lingue: le lezioni di ebraico che suo padre aveva insistito che lei prendesse erano uno scherzo, un piacere; aveva imparato da sé a leggere e scrivere in yiddish, che era la lingua che parlavano in casa sua. Alle medie aveva imparato il francese, ingoiando lunghe liste di vocaboli come se non avesse bramato altro durante la sua breve vita. A quell’età tutto questo le era sembrato normale; soltanto in seguito si era resa conto che la facilità per le lingue era considerata un talento, un dono speciale. A sedici anni, parlava correntemente il francese, l’ebraico, lo yiddish e lo spagnolo. A diciotto, vi aveva aggiunto il tedesco e l’italiano, e terminata l’università conosceva a fondo anche il portoghese, il romeno e il russo. La decisione di diventare traduttrice, se ne rendeva conto, era una sorta di compromesso tra le sue aspirazioni e le sue capacità, ma era un compromesso che la soddisfaceva.
Conosceva i suoi limiti. Questa, secondo Auslander, era la sua migliore qualità. Poiché non si faceva illusioni, non poteva soffrire di delusioni. Sapeva sempre quello che poteva aspettarsi da se stessa. [...]

Citazione tratta da M. Hermann, Auslander, trad. di Paola Forti. L’ho trovata qui.

Ho messo in grassetto le parti in cui mi rispecchio.

Per chi non lo sapesse, in passato scrivevo poesie per hobby (qualche giorno ne posterò qualcuna qui sul blog), sia in italiano che in inglese. Non ho mai preso in considerazione l’idea di fare la poetessa professionista, però. Sognavo di diventare insegnante di inglese, ma anche web designer. Ora sono decisamente per la traduttrice.

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about imageIlaria. 23. Italian. Translator and blogger. Languages: Italian, English, French and a little bit of German.